martedì 3 maggio 2011

CINEMA
Macchie solari

Titolo originale Macchie solari
Paese di produzione Italia
Anno 1975
Durata 100 min
Regia Armando Crispino
Sceneggiatura Armando Crispino, Lucio Battistrada
Fotografia Carlo Carlini
Montaggio Daniele Alabiso
Musiche Ennio Morricone
Costumi Mario Ambrosino
Cast Mimsy Farmer, Barry Primus, Ray Lovelock, Carlo Cattaneo, Angela Goodwin, Gaby Wagner, Massimo Serato, Ernesto Colli, Leonardo Severini, Eleonora Morana, Antonio Casale, Giovanni Di Benedetto, Maria Pia Attanasio, Pier Giovanni Anchisi, Pupino Samona, Sergio Sinceri, Bruno Alias, Antonio Anelli, Massimo Ciprari, Cindy Girling, Carla Mancini, Giulio Massimini, Alessandra Vazzoler, Luciano Zanussi

C'è da chiedersi per quale motivo Armando Crispino si sia cimentato nel giallo all'italiana solo in due casi: L'etrusco uccide ancora del 1972 e questo Macchie solari del 1975. Entrambe le pellicole si contraddistinguono infatti per una certa ricercatezza registica e un'attenzione particolare allo svolgimento degli eventi che, a dire il vero, spesso latitano nel cinema italiano di genere degli anni '60 e '70. Nonostante le notevoli differenze che comunque caratterizzano i due film, un lietmotiv accomuna le opere di Crispino: una serie di eventi naturali utilizzati come pretesto per giustificare diabolici piani personali. In Macchie solari, infatti, il fenomeno naturale del titolo scatena un'ondata di suicidi nella città di Roma, magnificamente fotografata da Carlo Carlini, che trasmette l'afa e la tranquillità della capitale immersa in una torbida estate, con scorci e panorami del centro (Piazza Navona su tutti) che diventano coprotagonisti del film, contribuendo all'esito e alla qualità della pellicola.
Mimsy Farmer, regina del giallo e dell'horror all'italiana grazie a titoli quali Il profumo della signora in nero, Black cat e, su tutti, Quattro mosche di velluto grigio, è semplicemente perfetta nel raccontare al pubblico le fragilità di una donna con enormi problemi legati alla sfera sessuale e schiacciata da una figura paterna, all'opposto, fin troppo libertina. Il suo legame con il protagonista maschile del film, Ray Lovelock, è morboso, tormentato, pregno di erotismo soffocato e malato. Lo stress fisico e mentale della giovane viene accentuato soprattutto nelle sconvolgenti sequenze "fantastiche" di autopsia, con cadaveri redivivi ed estremamente attivi, che hanno valso alla pellicola il titolo Autopsy nel mercato statunitense. Particolarmente d'effetto anche la scena del tentativo di assassinio di Mimsy Farmer nel museo, tra manichini estremamente inquietanti e fucili impazziti, e la sequenza finale con omicidio/suicidio in una stanza chiusa, che ricorda da vicino l'analoga sequenza de Lo strano vizio della signora Wardh. E sempre parlando di analogie, impossibile non collegare la scena del padre della donna che, immobilizzato in ospedale, cerca di comunicare con gli occhi il nome del suo carnefice grazie a un sofisticatissimo, e piuttosto improbabile, macchinario, alla soluzione scientifica che permette di incastrare l'assassino nel già citato Quattro mosche di velluto grigio.

Ottimo rappresentante del cinema italiano che fu, Macchie solari promette un'ora e mezza di intrattenimento garantito, qualche brivido e un tuffo nelle atmosfere di un'Italia mai come in quegli anni così cinematografica.


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